sabato 13 agosto 2011

Il codice della pietra del Lisan

 Benvenuti !

La pietra del Lisan 
é la ricerca 
più straordinaria 
che abbia mai fatto.




Buoni e cattivi, 
purtroppo senza distinzione, 
saranno salvati 
dalla Pietra del Lisan.


Accadde al mercatino di antiquariato di Entreves (Val d'Aosta), un'estate in cui lessi tutto d'un fiato il trittico del libro "Codice Genesi" edito da Rizzoli.

Si tratta di un saggio con cui l'autore, un certo Michael Drosnin, presenta la straordinaria scoperta fatta dal Prof. Eliahu Ribs, esimio professore di matematica all'Università di Gerusalemme, di un codice binomiale con il quale Ribs prova di essere in grado di decriptare la Torah, i primi 5 libri della Bibbia che furono dettati a Mosé dal Signore Jhavé ("Colui che é") per predire gli avvenimenti futuri.



(clicca per saperne di più)

Ne riparleremo approfonditamente quando avrete letto anche voi questi tre libri. Vi basti sapere - in breve - che a causa di una mia singolarità mentale, quando leggo un argomento, ad esempio questo del "Codice Genesi", la mia mente si collega per qualche ragione che vi dirò, con  l'onnisciente mondo quantico alla ricerca, se non chiamando, degli accadimenti improbabili che tuttavia, per qualche arcana e misteriosa ragione poi accadono nel mondo reale.

Fu così che lessi dell'esistenza della "Pietra del Lisan" di cui si legge nella Bibbia.


Il luogo detto "Lisan" é una penisola del Mar Morto, in Giordania, luogo in cui in tempi remoti discese dal cielo un Dio che rappresentava il bene ed il male, la cui effige era scolpita in un obelisco.


Sopra la penisola del Lisan che si estende all'apice del mar morto (in colore blu) sono ben visibili due piedi verdi ad indicare la discesa del Dio sulla terra. Se poi si capovolge la fotografia aerea del Lisan (vedi sotto), a ben guardare sulla destra la conformazione geologica del terreno raffigura il volto di un uomo anziano con un cappello in testa ed una fluente barba. Probabilmente fu questa casualità visibile solo dall'alto, da un aereo in avvicinamento alla terra, a far scegliere agli alieni (Annunaki ?) il posto dove atterrare per lasciare il loro obelisco.


Se infine si osservano i contorni del mar morto da un'altra angolazione, sembra configurarsi una mano che prende tra le dita ciò che sembra un otre… un contenitore d'acqua che é fonte di vita, comunque sia é proprio lì, in quel preciso punto del Lisan, che fu deposto l'obelisco citato dalla Bibbia.







Un obelisco che avrebbe attinenza col Dio mesopotamico Mazda, la cui immagine fu anche ritratta su un grande edificio della cittadina di Mazdra (Giordania), che dal Dio prese il nome.

(clicca per saperne di più)




Ahura Mazda Ahura Mazdā (also known as Ohrmazd, Ahuramazda, Hourmazd, Hormazd, Aramazd and Azzandara) is the Avestan name for a divinity of the Old Iranian religion who was proclaimed the uncreated God by Zoroaster, the founder of Zoroastrianism. Ahura Mazda is described as the highest deity of worship in Zoroastriani...


Michael Drosnin, l'autore del "Codice Genesi", il giornalista laureatosi in matematica che fu inviato dal Washington Post a Gerusalemme allo scopo di fermarsi una settimana, giusto il tempo per sconfessare il Prof. Ribs, non solo si fermò per 5 anni convincendosi della validità del metodo di indagine scoperto dal Prof. Ribs, ma si diede da fare per cercare le prove indicate dalla Bibbia recandosi nel Lisan a cercare l'obelisco del Dio Mazda, sulle labbra del quale era predetto dalla Bibbia che vi fosse il codice per salvare l'umanità.

Drosnin dopo lunghe ricerche trovò l'obelisco del Dio Mazda ma sulle sue labbra non trovò l'iscrizione di alcun codice. Occorreva interpretare la Bibbia in altro modo metaforico?

Con questa domanda in mente, Joackinder notò in vendita sul mercato antiquario di Entréves una grande e pesante pietra, apparentemente a forma di calice, la cui superficie é incisa da un misterioso disegno di due fenicotteri dal lungo becco, uccelli sacri alla Dea Iside, intenti ad intingere il loro becco all'interno di una antica coppa apparentemente d'epoca pre-romana la quale riportava sulla sua superficie un curioso simbolo.


Reperto da un Museo della Giordania?

Si chiama Fravasay,
é l'angelo custode dell'anima umana.


Il Graal in un reperto dal Museo di Amman.

Joackinder immediatamente collegò la coppa incisa ad una antica coppa di vetro che, in una sua precedente ricerca, aveva visto esposta al Museo Ermitage di San Pietroburgo tra i reperti romani ed indicata come il presunto "Calice del Graal". 


Ma PRIMA di parlare del Calice del Graal, é lecito chiedersi: com'era arrivato Joackinder a scoprire che il Graal fosse a San Pietroburgo?


Le circostanze importanti ed "improbabili ad accadere", ma che tuttavia accaddero, furono sostanzialmente due e concomitanti:


1) la scoperta del "ditirambo letterario" in una formula scritta nel diario di Picasso, che gli avrebbe consentito di riconoscere il "capolavoro sconosciuto", ovvero un dipinto dell'800 (ereditato da Joackinder !) sotto il cui velo di pittura Joackinder scoprì foto-impressa la eliotipia scattata al Calice del Graal di San Pietroburgo probabilmente dal Principe Giuseppe Primoli, appassionato fotografo oltre che pro-nipote dell'imperatore Napoleone Bonaparte (nipote della Principessa Matilde Bonaparte-Demidoff).


2)  la scoperta che il capolavoro di Picasso "Guerniça"(1936) conteneva un enigma nascosto in forma di quadrato enigmistico, la cui soluzione avrebbe indicato il Museo Hermitage di San Pietroburgo dove avrebbe infine ritrovato il Calice del Graal.


La scoperta del "ditirambo letterario" da parte di Joackinder, é dovuta alla decriptazione  di una formula lasciata dall'artista Pablo Picasso.


In questa sede faremo un breve cenno alla scoperta della formula che Picasso lasciò scritta sulla IV di copertina del suo diario intitolato "Je suis le chaier de M. Picasso" (punto 1 di cui sopra):




Come potete notare, la IV di copertina dell prima pubblicazione del diario é una "tabellina matematica" (edizione limitata); nelle pubblicazioni successive la IV di copertina è di colore nero. Occorreva quindi trovare l'edizione più rara!  Sulla tabellina Picasso scrisse una formula leggibile come < 222/ su PP >  che in francese si legge come "Deux cent vent deux barre au dessous Pe Pe" (= duecento ventidue barra sopra Pe Pe), forse P.P. = Pablo Picasso?; comunque una frase che se si traslitterasse sorbendo un brodo caldo, potrebbe essere pronunciata come " Des savants debarrées (= intercalate) oppure "de Barre ou de saucisse pepé " = "Delle conoscenze di Barre (un deputato realista conoscitore di segreti di Stato) o delle salcicce pepate intercalate". Tuttavia il significato nascosto avrebbe potuto essere quest'altro, dando al segno / (barre) il significato di "ligne" (=linea), per cui le conoscenze pepate sarebbero state nascoste intercalate alle linee 2, 22 delle pagine 2, 22, 122, 222 nei libri di altri scrittori. Elementare Watson! Si sarebbe trattato di un testo ditirambico meta-culturale intercalato in saggi e romanzi, ben nascosto e non apparente salvo non conoscere la formula che avesse permesso di estrapolare le proposizioni principali (= P.P.) da riordinare per ordine di data di pubblicazione, al fine di dare un senso compiuto al segreto rivelato!


Ma di che tipo di gioco si sarebbe trattato? Per rispondere a questo quesito occorre capovolgere la IV di copertina per notare in alto il disegno di una colomba (=verità) mentre nell'angolo in basso a destra vi é la scritta < 3 M.Princet>.
Si tratterebbe di una verità da attribuirsi a Maurice Princet, un eminente statistico che nei primi anni del 1900 teneva conferenze sui giochi combinatori dal risultato probabilistico: in questo caso Princet tenne una conferenza alla quale assistettero "i tre musicisti" (gli amici Guillaume Apollinaire, Pablo Picasso e Max Jacob) sul tema della "Quarta dimensione ottica" nella quale si possono pittoricamente nascondere dei segreti mediante l'osservazione canulare di un oggetto (spostamento del fuoco ottico mediante l'osservazione dell'oggetto attraverso ad un tubo vuoto), oppure mediante l'osservazione prismatica (che consente di ritrarre l'oggetto come lo si veda destrutturato, in modo da poterlo rivedere ristrutturato solo tramite lo stesso prisma). Da queste conoscenze dal "cubismo" banale dei "cubetti", si sviluppò il cubismo prismatico (analitico e sintetico) come ci tramanda la storia dell'arte senza dirci la verità sullo scopo della criptazione che altro non era che un gioco per trasmettere un segreto peraltro indicibile.


Sarebbe stato necessario quindi, per realizzare il gioco, coinvolgere scrittori, editori ed impaginatori obbedienti, affinché le "proposizioni principali" fossero inserite al posto giusto e, sopratutto, nel contesto del discorso del saggio o romanzo. Occorreva disporre di un "battaglione" di confratelli obbedienti e tenuti al segreto di non rivelare l'esistenza del gioco nel corso della loro vita. La trasgressione avrebbe costituito l'uscita dal gioco di squadra e quindi l'estromissione dalla confraternita che assicurava mutua solidarietà quando non garantiva lucrose posizione d'impiego e di guadagni. Solo dopo la inevitabile morte naturale, gli organizzatori e manutentori del gioco avrebbero giurato di giocare a favore della soluzione del gioco "impossibile" a risolversi poiché negato, in modo tale che solo una soluzione statisticamente improbabile avesse potuto dimostrare l'esistenza dell' al di là e la possibilità per i defunti di influire sugli accadimenti del mondo fenomenico (quello dei vivi).


Occorreva infine che un ricercatore solitario, visto che l'aiuto era escluso dal giuramento a "negare il gioco", fosse provvisto di una dose particolare di pazienza, cocciutaggine ed arguzia e si cimentasse in una difficile ricerca per cui, considerando che da M. Princet veniva il suggerimento che potesse trattarsi di un gioco combinatorio letterale, tentasse l'esperimento di acquistare decine di libri di una collana in "odor di partecipazione al gioco", e cercasse quale fosse l'elemento comune che potesse collegare i libri in cui cercare nelle pagine dettate dalla formula. L'elemento comune fu la "liaison" da titolo a titolo, individuabile cercando negli opuscoli di compendio o indice delle pubblicazioni della casa editrice prescelta come campione, in base al nome della stessa editrice: Joackinder scelse la "EINAUDI di Torino", il cui nome si trasforma nel gioco di parola "E' inaudi to" ! Quale miglior indizio per iniziare?


Da 22 libri Joackinder estrapolò dalle pagine 22 e 122 due righe alla pagina 22 ed altre due righe alla pagina 122, quindi ben (2+2 x 22 libri) = un totale di 88 "proposizioni principali", che ordinò per data di pubblicazioni. Il testo ricomposto illustrava i motivi per cui venne organizzato il gioco. Estraendo le parole doppie, come vedremo con relazione alla stessa scoperta del Prof. Ribs, scoprì il soggetto del "capolavoro sconosciuto"! Un fatto assolutamente improbabile, per cui in linea con le aspettative degli organizzatori del gioco!

Ecco perché assume valore di comprova l'imprevista soluzione data successivamente da Joackinder al capolavoro di Picasso, "Guerniça", che i giocatori avevano fatto credere a tutto il mondo come un'opera influenzata dal bombardamento effettuato dai fascisti-nazisti della omonima cittadina spagnola "Guernica" durante la guerra civile (1936). Un bombardamento che in verità ci fu ma che, per quanto al gioco, fu un'operazione di straordinario depistaggio o, meglio, di "disinformazione".


Guernica - Dora Maar e Pablo Picasso (1936)


In verità "Guernica" altro non era che la contrazione del grido dei ragazzini francesi quando giocano a "mosca cieca": "Guére il n'y a pas ça" (= proprio non c'é questo, cioè il fazzoletto che si deve prendere al volo quando si é bendati).
Il grido si contrae in "Guére n'y ça" e diviene "Guerniça!".


Ma che cosa vi era da scoprire nel dipinto di Picasso? In questa sede Joackinder non illustrerà la soluzione dei sei indovinelli della Sfinge che costituiscono la struttura del gioco pittorico (ideato dalla fantasiosa Dora Maar, la giornalista fotografa che s'accompagnò con Picasso nella sua vacanza ad Antibes); il punto che riguarda il Museo ermitage di San Pietroburgo, l'indicazione necessaria per ritrovare il Calice del Graal, era celata nella composizione alla base del dipinto: il disegno di una erma antica, indizio di un luogo e di un segreto. Infatti nella parola "Erme agée" (= erma antica) sarebbe bastato includere: 
a) il luogo Y ( i francesi dicono "vas-y" per significare "vai lì" e non da un'altra parte);
b) il segreto T ( = Tau, che significa "segreto di Dio").
La soluzione diviene quindi < ERME Y T AGEE > , cioè Ermitage, il nome del Museo di antiche reliquie (oggi anche di arte moderna) voluto dallo Zar di fronte al fiume Neva ed al porto delle sue navi. Tra le antiche reliquie romane nella buia sala 222 (l'unica che al primo piano del Museo era sprovvista di finestre), era esposto il Calice del Graal (tenuto nell'oscurità affinché non divenisse luminoso), calice recentemente trasferito nel reparto delle antichità romane. Questo calice: 



In questo calice si vedono delle immagini poiché la fotografia all'antico calice (di vetro, d'epoca romana) venne effettuata con una speciale telecamera capace di vedere la frequenza di luce infrarossa.  Da ciò si capisce che osservando il calice con i nostri occhi (l'occhio umano non percepisce la frequenza infrarossa), nessuno avrebbe potuto scoprire il segreto custodito dal Calice, ovvero quello di essere il contenitore di immagini fotografiche.


Umberto Joackim Barbera (in arte "Joackinder") scoprì casualmente le immagini invisibili dopo aver ereditato un dipinto dell' '800 ed averlo portato a pulire e restaurare, chiedendo che fosse effettuata una fotografia infrarossa al dipinto. Ciò permise di scoprire, sotto un velo di pittura, la foto-impressione di una piccola coppa che, ingrandita, palesava delle immagini foto-impresse nel suo vetro. Senza volerlo, aveva scoperto il segreto del vero autentico "Calice del Graal" per cui iniziò a cercare dove fosse finita la vera coppa che Egli aveva trovato foto-impressa sotto il suo dipinto.


Questa coppa é pubblicata sulla rossa copertina del libro "Gli antiche calici dell'Ermitage" a cura della storica Anna Kunina, la quale fu la studiosa dei reperti romani del Museo Ermitage. 


Nelle immagini infrarosse (invisibili sul vetro della coppa) non appaiono i manici poiché nel momento delle foto-impressione furono coperti dalle mani di che teneva la coppa on mano.


Umberto Joackim si recò quindi a San Pietroburgo (Russia) dove trovò la coppa esposta nel Museo Ermitage! Tutti gli abitanti di San Pietroburgo sapevano che all'Ermitage era esposto il Calice del Santo Graal ma non ne avevano la prova di autenticità. Il dipinto ereditato da Umberto Joackim ne forniva la prova rivelando l'esistenza di immagini infrarosse che riconducevano all'Album fotografico Reale della famiglia di Davide custodito in modo invisibile e segreto nel vetro della coppa !


Ugualmente Joackinder ricollegò il simbolo inciso sulla superficie della coppa, punto centrale dell'antica pietra,  allo stesso simbolo che aveva visto pubblicato su dei libri che trattavano l'argomento dei "Cerchi nel grano", un fenomeno non ancora del tutto chiarito che si manifesta nei campi di grano del nord europa dove le spighe appaiono piegate ed intrecciate tra loro - in poche ore notturne - da una misteriosa forza elettromagnetica in modo da formare dei disegni complessi e simbolici.



Secondo alcuni ricercatori, questi disegni nel grano appaiono voluti da entità definite "aliene" (extra terrestri), benché sia stato possibile riprodurre i disegni più semplici anche tramite l'intervento di burloni specializzatisi nel comporre elementari "agro-disegni" (una nuova forma d'arte povera?).

Ad ogni buon conto, il simbolo "alieno" era pure inciso su questa strana pietra giunta ad Entréves (val d'Aosta) ed acquistata da Joackinder. "Sembra uscita da un Museo della Giordania, non trova?" lo provocò la venditrice della pietra.

Dietro alle figure dei fenicotteri, vi sono dei grappoli d'uva e chiamandosi Joackinder in realtà Umberto Joackim Barbera (porta il cognome di un vino da tavola), non poté esimersi dall'acquistare la pietra domandandosi da dove mai potessero provenire quei grappoli. "Forse dal Lisan?"...

"I fenicotteri non staranno per caso intingendo col becco gli acini d'uva dei grappoli incisi sulla pietra?" venne chiesto a Joackinder in tono scherzoso.

Le risposte a volte vengono immediate, altre volte il sonno porta consiglio. Il dormi-veglia é per tutti il momento migliore in cui la mente divaga e ricollega informazioni disperse, non collegabili tra di loro durante la veglia. Ad un tratto Joackinder si risvegliò con un'idea che vi apparirà balzana ma che un fondo di ragionevolezza sembra averla: 

"Che la bocca del Dio Mazda attendesse di essere dissetato con un acino d'uva per poi pronunciare il codice con cui si sarebbe salvata l'Umanità?"



Quale enigma avrebbe rivelato la pietra ritrovata da Joackinder? Per risolvere questo enigma non occorsero altre notti ma la risposta venne immediata alla sua mente. 

L'ACINO D'UVA E' UN "CARRIER" ZUCCHERINO ?

L'acino d'uva gli apparve come un "carrier" zuccherino, un mezzo di trasporto ideale per essere assimilato senza metabolizzazione dal sangue e nutrire direttamente, tramite il sangue, il cervello dell'Uomo-divino, o alieno. Ma al contrario, sarebbe bastata l'energia portata dallo zucchero per trasformare il cervello umano in un cervello divino? Certamente no. Che cosa allora l'acino "carrier" avrebbe apportato al cervello?


IL CALICE DEL GRAAL E' RADIOATTIVO ?

"Se il vitreo Calice del Graal - quello esposto al Museo Ermitage - avesse avuto la caratteristica di diventare auto luminescente qualora fosse stato esposto al sole, ciò avrebbe provato la sua natura radioattiva", ovvero composto da un vetro contenente polvere d'un minerale radioattivo.


Se il vetro del Calice fosse costituito da silicati, polvere di ferro e, ad esempio, polvere di una quarzite di uranite (macinata col mortaio a pietra), "avremmo scoperto la mitica pietra filosofale infrangibile e foto-impressionabile (poiché ferrosa), che avrebbe dato energia alla mente divina"...



Va da sé che... se un acino d'uva fosse intinto nel vino contenuto in un Calice costituito da materiale radioattivo, l'acino stesso risulterebbe non solo contaminato dalla radioattività ma diventerebbe egli stesso contaminante la mente dell'Uomo creato ad immagine del Dio Mazda.

Di converso, il Dio Mazda avrebbe potuto salvare l'umanità trasmettendo un messaggio alle menti degli uomini creati a sua immagine (e quindi con la loro mente resa radioattiva): un messaggio non scritto sulle labbra dell'obelisco, ma metaforicamente trasmesso mediante un acino radioattivo!

Joackinder si alzò d'un balzo dal letto e comprese:

"L'ACINO RADIO-ATTIVO 
AVREBBE TRASMESSO 
IL MESSAGGIO DI-VINO!"


LE MEMBRANE SINAPTICHE CHE NORMALMENTE VIBRANO A FREQUENZE DIVERSE ALL'INTERNO DELLE TUBOLINE CELEBRALI, A SECONDA DELLE AREE FUNZIONALI NATURALMENTE PREPOSTE,  ED A MISURA DELL'ENERGIA EMOZIONALE CONFERITA DALLA NOSTRA NATURALE CARICA ENERGETICA, SE FOSSERO TUTTE RESE MODERATAMENTE RADIOATTIVE MEDIANTE UNA CONTAMINAZIONE DEL SANGUE, VIBREREBBERO TUTTE ALL'UNISONO COME LE API ALL'INTERNO DI UN ALVEARE SONO OBBEDIENTI ALL'UNICO CONTROLLO DELL'APE REGINA?

SE LA RISPOSTA FOSSE "SI, E' PROBABILE", ALLORA LA MENTE UMANA SI SINTONIZZEREBBE CON LA FREQUENZA DELL'EMITTENTE SU QUELLA STESSA FREQUENZA E RICEVEREBBE PACCHETTI DI INFORMAZIONI IN MODO DEL TUTTO INCONSCIO ?

Ne discenderebbe una semplice considerazione che farebbe fare un grande balzo all'umanità. Non necessariamente si tratterebbe di un "controllo" del comportamento collettivo ma quantomeno di un "aggiornamento collettivo", una esaustiva e forse persuasiva formazione  "a distanza" che consentirebbe oltre che l'apprendimento scolastico anche l'orientamento al corretto comportamento sociale (quindi anche religioso).

Ecco perché la potente mente del Rabbi, resa radiosa dalla sua potente radioattività e dall'esercizio quotidiano alla preghiera ed alla concentrazione, sarebbe stata in grado di interagire con le menti dei suoi adepti che egli stesso avrebbe iniziato al rito delle lenta e costante minima contaminazione radioattiva con la somministrazione di un'ostia di pane intinta nel vino radioattiva... diciamo una volta alla settimana?

Rimarrebbe solo da stabilire quale potesse essere il contenuto del messaggio preventivo e come tutti gli uomini avrebbero potuto recepirlo, trattandosi non di promettere per grazia la individuale resurrezione "post mortem" ma di salvare l'Umanità da un disastro imminente, ad esempio ecologico ed ambientale, e non un solo uomo o pochi eletti della setta.

La risposta a quest'ultimo enigma, Joackinder la fornirà al committente di una sceneggiatura cinematografica che vada ben oltre il "Codice da Vinci" o "Il settimo sigillo".


Ma, forse vi porrete delle domande: 




Nel Calice del Santo Graal appare il vero volto di un Dio fattosi Uomo oppure od anche quello di una donna, resa celebre al mondo da Leonardo da Vinci ed i cui esegeti Le diedero il nome di "Gioconda"?


Joackinder avrebbe davvero ritrovata al Museo Ermitage il vitreo Calice del Graal, sul quale questo volto era apparentemente invisibile poiché foto-impresso con luce infrarossa emessa da un braciere 


Ebbene, iniziate ad osservare con più attenzione le immagini che appaiono in trasparenza (color grigio-verde tenue) all'interno del calice del Graal, magari cliccando sull'immagine per ottenerne un ingrandimento.


Cosa osservate nella porzione sinistra del Calice? Forse un volto che già avete visto, qui riprodotto leggermente più stretto rispetto al normale, ciò per via della curvatura del Calice. Tuttavia a Joackinder é apparso riconoscibile... Per  Toth (Dio egizio della magia), guarda chi si rivede! E' forse tornato?


Che sia il medesimo "vero volto" che appare sulla Sindone?


A TORINO LA SOLUZIONE 
DEL MASSIMO SEGRETO

Joackinder, prima al Museo Ermitage
 vicino all'erma "di Lucio Vero"
e poi al Museo di Antichità di Torino
di fronte al medesimo personaggio!
L'erma di marmo 
che fu di proprietà di Lucio Vero
rappresentò il suo avo 
già Re di Davide,
per cui venne riprodotta in argento
con aspetto romanizzato?




MA CHI FU E DA DOVE PROVENIVA
IL VERO LUCIO VERO ?

Il ragazzo si chiamava "Lucius Britanniae" (Lucio di Britannia). Battezzato nel 154 dC nella sua religione, fu condotto a Roma alla presenza dell'Imperatore Adriano. Fu presentato come il figlio della Eurghen (Regina) e di Re Coel del Sacro Regno baltico che si estendeva oltre il "Vallum Adriani" verso la Scozia. Egli proveniva dall'isola di Anglesey (Galles), un'isola importante per essere la maggior miniera di rame a cielo aperto presso la quale, fin dai tempi del suo proprietario Giuseppe l'Arimateo, avo di Lucio per genealogia reale di Davide, i romani acquistavano il rame per fonderlo in leghe. Stante i rapporti di buon vicinato, come consuetudine i figli dei Re amici di Roma sarebbero stati educati secondo i costumi romani. Lucio di Britannia avrebbe portato un sacro calice in dono all'Imperatore Adriano. Un calice magico, contenitore e diffusore di immagini che avrebbero comprovato l'identità e la regalità del giovane Lucio di Britannia.

Il Calice del Graal sarebbe stata la vitrea "carta d'identità" di Lucio di Britannia?

Lucio di Britannia convinse l'imperatore Adriano che si domandava: "Ma é tutto vero?". "Non solo é vero - rispose pronto Lucio - ma é verissimo!".

LA TRIPLICE ADOZIONE 
DI LUCIO DI BRITANNIA

Fu così che l'Imperatore Adriano, riconosciuta l'identità verissima  e la discendenza regale di Lucio di Britannia, decise di farlo adottare per ben tre volte, per cui Lucio si romanizzò col nome di "Lucius, Elius, Verus, Aurelius Commodo", quest'ultimo (Commodo) il nome della "gens" imperiale che lo adottò.

Lucio, era il suo nome originario.

Elio fu il primo nome d'adozione assegnato a Lucio, il nome del filosofo Elio Ceionio Commodo già figlio adottivo dell'Imperatore Adriano e, per suo ordine, divenuto padre adottivo di Lucio. Elio Ceionio volle bere nel Calice portato a Roma da Lucio, un calice magico che diventava luminescente e che era pure ritenuto "taumaturgico", ovvero avente la proprietà di prevenire e guarire dalle malattie. Elio Ceionio, sofferente di gotta, bevve tutto d'un fiato il vino contenuto nel calice e fu contaminato dalla radioattività per cui sarebbe morto poco dopo di leucemia fulminante.

Il suo secondo nome fu quello di Verus (= Vero), poiché Adriano, dopo la morte di Elio Ceionio, volle fare adottare Lucio Elio dall'anziano e ricchissimo ed iracondo senatore Annio Marcus Verus (il padre di sua moglie), in modo che la sua ingente eredità passasse così a Lucio Elio Vero, suo figlio adottivo. Anche l'anziano senatore Verus morì poco dopo se non di morte naturale poiché, sofferente di saturnismo, anch'egli di leucemia fulminante.

Il suo terzo nome fu quello di Aurelius, il nome del suo terzo padre adottivo, lo stoico Aurelius Antoninus Commodus il quale, seguendo una dieta ferrea esente da libagioni fuorché l'acqua, non solo non morì ma venne designato da Adriano come suo successore. Ed infatti alla sua morte gli successe come imperatore assumendo il nome di "Antonino Commodo" detto "il Pio", mentre Lucio di Britannia, oramai tre volte romanizzato, si chiamò Lucio Elio Vero Aurelio della "gens" Commodo.

L'imperatore Adriano si sarebbe fatto promettere da Antonino di far succedere alla carica imperiale, a sua volta ed a tempo debito, i suoi due figli adottivi (di Antonino): il più anziano era Marco Aurelio Commodo ed il più giovane era Lucio Elio Vero Aurelio Commodo.

Lucio Vero, incisione su cristallo di roccia
Cammeo del II sec. dC - Museo Ermitage


E così avvenne che nel 161 dC, alla morte dell'Imperatore Antonino "Pio", fu instaurata la prima diarchia imperiale tra Marcus Aurelius e Lucius Verus (= Lucio Vero, così si chiamò brevemente Lucio di Britannia una volta divenuto co-impertore di Roma), una "liaison" con la famiglia regale del Sacro Regno che avrebbe dovuto portare pace e ricchezza all'impero di Roma.

Purtroppo gli avvenimenti andarono diversamente: Lucio Vero sposò Lucilla, la figlia di Marco Aurelio, quindi fu inviato con Cassio a far la guerra vittoriosa ai Parti (per cui venne chiamato "Lucio il Partico"), condotta per quattro anni da Cassio mentre Lucio Vero soggiornava a Smirne ed Antiochia dove fondò e finanziò la sua Chiesa secondo la religione del Regno Sacro (oggi la Chiesa Ortodossa). I Parti si vendicarono della sconfitta subita e introdussero un appestato nella schiera dei musici che Lucio Vero volle portare a Roma per celebrare il trionfo. La penisola italica subì la più mortifera epidemia della storia e le finanze dell'impero ebbero un tracollo per via delle generose dissipazioni di Lucio Vero. Nel 169 dC, di ritorno da una missione in Pannonia, nei pressi di Treviso (Italia) i due imperatori vennero fermati da emissari del superstite Senato romano. A Roma la peste mieteva vittime, si era alla resa dei conti.

IL RITORNO DI LUCIO VERO
AL SUO REGNO NELL'ALTRO MONDO

Marco chiese a Lucio di abiurare il suo Dio ma non vi fu accordo. Piuttosto che abiurare, Lucio lasciò nottetempo il campo e tornò, con chi volle seguirlo, al Regno suo, in Britannia, dove riorganizzò un esercito e nel 170 dC diede battaglia a suo genero Severo, marito di sua sorella Eurghen romanizzata col nome di Martha: Severo cadde con onore nella grande battaglia campale di York e fu sepolto nella cattedrale di York. Lucio vittorioso si insediò come "Lucius Rex Britanniae" e regnò fino alla sua morte avvenuta nel 205 dC; fu sepolto nella chiesa di Saint Peter in Corner Hill, riesumato in seguito da Sant Agostino (colà inviato in missione segreta) e tradotto in un'altra chiesa poi divenuta la Cattedrale di Canterbury.

LUCIO VERO DATO PER MORTO

Marco Aurelio, da parte sua, lo diede letteralmente per morto a Treviso, per cui fece avvolgere nel lenzuolo chiuso dai sigilli imperiali il corpo di un comune appestato che portò con se a Roma facendolo passare per il corpo del defunto Lucio Vero. Approntata una pira, il corpo venne bruciato e nell'occasione venne coniata una moneta commemorativa dedicata a "Lucius Verus Divus" poiché divinizzato in questo e nell'altro mondo.

                   Da sinistra, Lucio Vero Imperatore,
                  a destra, il suo avo Lucius Verus Divus

Sul retro di questa moneta vi é l'incisione della pira. Sul fronte vi é il profilo dell'imperatore: ma non sarebbe il profilo di Lucio Vero ma quello della statua che Adriano aveva fatto realizzare a copia perfetta del Re del Sacro Regno, avo di Lucio di Britannia, l'Uomo di luce che appariva nel Calice del Graal, il Calice che era custodito nel buio del Mausoleo Adrianeo (Castel Sant'Angelo) affinché non divenisse luminoso. Ma questa é un'altra storia che ricomincerà nel 410 dC quando i Visigoti razzieranno Roma e sottrarranno non solo il Calice del Graal ma anche l'ingente tesoro romano (in parte ancora costituito dal tesoro giudaico razziato da Tito nel 70 aC a Gerusalemme).

LE TRAVERSIE 
DEL CALICE DEL GRAAL
DI LUCIO VERO

Il Calice taumaturgico del Graal ("Holy Graal"), il radioattivo proiettore fotografico (una conoscenza proveniente dalla notte dei tempi), fece "ab initio" un lungo un percorso dal Mar Morto del Lisan ai freddi mari dei Paesi Baltici, il "Regnum Sacrum" d'epoca romana (l'antico e forse antidiluviano Sacro Regno nella zona allora temperata a nord del Danubio), quindi portato da Lucio di Britannia dall'isola di Anglesey a Roma, in seguito sottratto ai romani e portato dai Visigoti ad Arques (la loro capitale sui monti Pirenei), poi custodito dai "Perfetti catari" di Montsegur (fortezza caduta nel 1244), quindi pervenne nel Regno di Navarra dove il Duca di Navarra lo consegnò al Papa nelle battaglie simulate di Arques e d'Ivrì in cambio dell'investitura al Regno di Francia col nome di  Enrico IV di Borbone Re di Francia ... Ed alla fine andò come doveva accadere: il Generale napoleonico Moilly, razziò il Calice del Graal in Vaticano e lo consegnò a Napoleone Bonaparte. Seguì un incontro nella fortezza di Savona tra Napoleone ed il Papa dal quale scaturì un accordo: sulla storia del Calice del Graal sarebbe stata posta una pesante pietra tombale, in cambio il Papa avrebbe benedetta l'incoronazione di Napoleone ad Imperatore dei Francesi. Ma non fidandosi, Napoleone provvide ad auto-incoronarsi.

Il Calice del Graal rimase quindi ai margini della storia ma i potenti non misero in conto la decifrazione della pietra del Lisan ... ed il ritorno promesso del Messia:


IL RITORNO PROMESSO DEL MESSIA

"Oh Signore, quando tornerai, i nostri pro-nipoti che non ti avranno mai visto, come ti potranno riconoscere?" chiesero gli Apostoli a Gesù.

Gesù rispose: "In verità vi dico, Essi mi riconosceranno come un Uomo che apparirà loro nell'acqua o in uno specchio".


Fonte: lettera dello

"PSEUDO CIPRANO (III-IV secolo)

negli "ATTI DI SAN GIOVANNI".

Ciò proverebbe che:


1) Gesù conosceva le leggi della "catrottica cinese" le quali 

regolano i fenomeni ottici della riflessione e conversione 

nei calici fotografici.


2) Che Gesù promise di ritornare allorquando qualcuno avesse 

mostrato il suo vero volto apparire nell'acqua del Calice del

Santo Graal.


La conversione ottica della fotografia del talismano del Graal, prodottasi attraverso una bottiglia d'acqua minerale "Perrier" (bombata come un calice), fu ammirata la prima volta…  
nell'autunno dell'anno 1999. 


La profezia infatti aveva annunciato "Mille, non più mille!".

( ° - ° )

"Ora datemi un acino per salvare l'Umanità 
ed un'altro ancora per scrivere 
una sceneggiatura cinematografica 
così da far impallidire Dan Brown !"
(così chiosa Joackinder)